Hamilton minaccia di restare a lungo. Per la Ferrari ha senso tenerlo ancora?

“Ho ancora un anno con la Ferrari e sono motivato. Ci provano in tanti a farmi ritirare, ma sto già pensando a ciò che mi aspetta e sto programmando i prossimi 5 anni. Spero di restare a Maranello per tanto tempo”. La frase pronunciata da Lewis Hamilton alla vigilia del Gran premio del Canada, suona più come una minaccia che come una promessa.

Ha senso per la Ferrari prolungare il contratto con Lewis Hamilton? I risultati raccontano il contrario. Un podio in 28 gare indurrebbe a pensare che il matrimonio potrebbe anche finire. Un anno fa si disse che Hamilton non amava le auto a effetto suolo e tutto sarebbe cambiato con il nuovo regolamento. Le prime gare di questa stagione hanno visto un Hamilton migliore, certo, ma sempre e comunque dietro a Charles. Forse è arrivato il momento di dire che il miglior Hamilton è solo un ricordo…

Potrebbero raccontarsi che il lavoro di Hamilton è comunque prezioso per il team. Ma poi lui è il primo a raccontare che non trova correlazione tra il simulatore e la pista e quindi non vuole perdere tempo. Ha mandato pagine e pagine di consigli, ha cercato di cambiare l’organizzazione dall’interno, ma alla fine che cosa ha ottenuto: ha fatto saltare il suo ingegnere di pista.

Insomma l’operazione Hamilton è stata un trionfo dal punto di vista del marketing, ma un mezzo fallimento dal punto di vista sportivo, anche se va detto che non avere tra le mani un’auto vincente, lo ha certo abbattuto e depresso (ricordate un anno fa quando diceva di sentirsi inutile?).

La Formula 1 di oggi ci racconta che i piloti giovani riescono a fare la differenza subito. Guardate Kimi, ma pensate anche a Norris e Piastri un anno fa. Vale la pena ingaggiare a peso d’oro Hamlton e magari lasciarsi sfuggire un ragazzo come Bearman (per citare chi ha già un contratto Ferrari). La lezione Antonelli dovrebbe servire a qualcosa…

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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